la Libertà non si chiude in piazza


Siamo a Cesena, città dalla qualità di vita molto elevata, ma di una noiosità mortale. Come tutte le realtà di Provincia accade assai poco di esaltante che nutra l’intelletto. Tutto scorre sul grande fiume delle più banali convenzioni sociali ed economiche, e pochi fatti riempiono bocca e polmoni. Uno di questi è la imminente chiusura di Piazza della Libertà per consentire una importante trasformazione funzionale e urbanistica. Con questo tema in fase di accesa discussione, mi hanno accolto questa mattina i “soliti brontoloni” del caffè che frequento in centro. Inevitabile la discussione pur liquidata in quattro secondi.

Il Sindaco Paolo Lucchi e l’Amministrazione Comunale bene ha fatto a procedere e senza tante discussioni.

Il Sindaco bene ha fatto a procedere sollecito e nel rispetto del programma che si era dato, assieme alla formazione politica che lo sostiene. Naturalmente questo non significa che io sia daccordo col progetto riservato a quella piazza, e sul quale avrei molte riflessioni da dedicare. La trattazione sarebbe lunga e delicata, per quanto poco comprensibile ai più. Mi limito tuttavia ad fare alcune considerazioni cui tengo molto.

Il Progetto pubblicato dall’Amministrazione e che “rifletto” più sotto mi trova perfettamente daccordo. Amo la semplicità e la solarità di una piazza a dimensione umana. Il fregio alberato al contorno; il ring vissuto tutto dentro, con le attività fuori lungo i portici; la mobilità garantita su Corso Garibaldi; una buona pavimentazione, una grande fontana e arredi che mi auguro saranno di carattere e di elevata qualità estetica e funzionale. Che desiderare di più ? Tutto ciò basterebbe a salutare positivamente questa importante opera. Tuttavia la preoccupazione mi assale perché qualcosa non mi convince e mi riferisco a questioni di ordine funzionale, economico e strutturale.

In tutta Europa e nel Mondo intero, soprattutto all’interno di tessuti urbani antichi e delicati, così come nelle “riproduzioni urbane” più recenti si tende a proteggere la pedonalizzazione dai flussi meccanici e veicolari. I processi di umanizzazione degli spazi urbani abituati ad un imprevisto quanto esplosivo progresso postbellico, sono al centro di politiche senza colore e senza interessi particolari. Funziona molto bene per tutti e per questo motivo difendo questa volontà e il suo progetto. Non comprendo i Comitati sorti ovunque per difendere un Centro Storico “solo presumibilmente morente”.

Penso tuttavia che contestualmente alla chiusura di Piazza della Libertà al traffico veicolare, l’Amministrazione cittadina avrebbe dovuto pensare ed organizzare ben altro per modificare la struttura stessa della città. Un modo diverso di “usare” e quindi di “concepire la Città nel suo funzionamento complessivo. Una sorta di approvvigionamento di risorse necessarie al centro per continuare a vivere in tutte le sue componenti sociali.

L’Amministrazione di Cesena non ha una idea di Città; questo mi preoccupa!

Mi preoccupa per quanto io mi renda conto che il compito sia del tutto arduo per una compagine politica e sociale che pare del tutto inadeguata al tema. Se il problema fosse semplicemente quello di reperire i 100/150 posti auto sottratti al centro credo che sarebbe semplice trovare una soluzione. Se invece pongo la questione della trasformazione del centro storico in un gigantesco salotto in cui passeggiare, solitamente in orario extralavorativo, e a pregiudizio di qualsiasi altra attività umana, che mi risponderebbe l’istituzione? Dopo il fallimento dell’intervento al Mercato Cittadino o alla scarsa intelligenza dei sistemi automatizzati di controllo degli accessi veicolari al centro, o di fronte ad un uso spregiudicato della contravvenzione in luogo dell’informazione/incentivazione all’uso degli spazi, che vogliamo fare? Che vogliamo che sia o diventi questo sistema inconcludente che di tutto è, tranne che urbano?

I cittadini e gli ospiti della città hanno bisogno di muoversi e permeare in essa liberamente, di vivere e lavorare, di ammirare o godere col massimo della disinvoltura, senza freni inibitori, senza il filtro ossessivo degli ausiliari del traffico, senza doversi chiedere (da fuori) cosa accada dentro una città che appare ancora oggi “murata”. Una città, come tutte le città costosa al centro, senza attenzioni, senza incentivi, una città non esattamente libera bensì a pagamento e non di sola moneta.

Una Libertà impedita che non si chiude come una piazza.

Su questo, penso che dovrebbero riflettere tutti i cesenati, e in particolare quelli che avvertono come imminente la morte del centro storico di cesena. Una città muore se a morire è la libera iniziativa delle persone che la popolano e che ci spendono parte della propria esistenza; una sommatoria assai più potente della capacità di spesa di qualsiasi municipalità. Questa vitalità e non altro, andrebbe lasciata libera. Regolamentata ma libera.

PS – Pubblico di seguito le immagini fornite gentilmente dalla amministrazione comunale di cesena sul proprio sito.

Piazza Libertà 768 02
Piazza Libertà 768 03

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